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I bemolli sono blu

L’ottava stagione concertistica organizzata dalla Camera Musicale Romana prosegue con successo, come ha testimoniato il concerto di domenica 25 febbraio presso la Sala dell’Immacolata. In questa occasione, il palco è stato calcato da una coppia di pianisti romani attivi in duo dal 1994: Daniele Adornetto e Stefano Giardino.

Due sono le opzioni che si aprono ad una coppia di pianisti che fanno musica insieme: suonare a quattro mani su un pianoforte, oppure separatamente su due strumenti distinti. Orbene, nel concerto qui recensito i musicisti si sono esibiti e nell’uno, e nell’altro modo, proponendo lavori di Brahms e Debussy.

Il buon umore del primo dei 16 valzer che formano l’Op. 39 di Brahms ha dato il via al concerto. Quando si pensa al pianoforte a quattro mani ed a Brahms la mente va subito ad alcune delle più celebri delle Danze Ungheresi; ma anche i valzer dell Op. 39 rappresentano un ciclo che gode di una certa popolarità. Adornetto e Giardino hanno quindi condotto il pubblico attraverso le evoluzioni e le sfaccettature che, di valzer in valzer, Brahms infonde alla danza viennese per antonomasia, nonostante la brevità della maggioranza dei pezzi. Ci sono piaciuti, fra le altre cose, il carattere appassionato con cui il pianisti hanno eseguito il valzer n. 4 in mi minore, e le sonorità imponenti che hanno saputo trarre dal n. 13 in do maggiore.

Meno celebri i quattro brani che compongono la Petite Suite per pianoforte a quattro mani (L71). Per inciso, il concerto, come è d’uso per i concerti della rassegna “Musica ai Ss. Apostoli”, recava il titolo I bemolli sono blu. Ci piace vedere un’assonanza fra la musica di Debussy e questo titolo; un’assonanza meramente sonora e d’impressione; il suono di questa frase forse può, nel suo piccolo, ricondurre all’impressionistico mondo sonoro di Debussy e ad alcune sue atmosfere, quale quella a mo’ di barcarola, del brano iniziale della Suite, En Bateau, eseguito in maniera raffinatamente cullante da Adornetto e Giardino. Dopo la Suite, i due pianisti si sono “separati” per sedere ciascuno ad un pianoforte, come previsto per i tre capricci En blanc et noir (L142) per due pianoforti. Brani scritti da Debussy nel 1915 impiegando un linguaggio più complesso e sperimentale rispetto alla Suite, sono stati eseguiti con grande intensità dalla coppia Adornato-Giardino.

Per la fine del concerto si è tornati a Brahms, di cui sono state proposte le Variazioni su tema di Haydn Op. 56b. Di quest’opera esiste anche una versione orchestrale, pubblicata da Brahms come Op. 56a. L’origine sinfonica di tale lavoro è evidente, ed i due pianisti hanno dato vita ad un’esecuzione che, oltre ad essere caratterizzata da uno squisito pianismo, ha saputo portare in tanti punti l’immaginazione dell’ascoltatore alla versione per orchestra.

                     Adornetto e Giardino rappresentano un’ottimo esempio di sintesi. Quasi imperturbabile mentre suona il primo; appassionato ed espressivo nella mimica (sempre in accordo con la musica) il secondo; e queste due polarità si compenetrano perfettamente durante quell’atto sublime che è l’esecuzione di musica d’insieme.

di Marco Parigi

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