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Indimenticabile spettacolo della Locandiera al Teatro Vascello

La Locandiera di Carlo Goldoni è di scena al Teatro Vascello dal 28 gennaio al 2 febbraio 2020 per la regia di Andrea Chiodi. Andrea Chiodi è un allievo di Piera degli Esposti, non è la prima volta che si cimenta con un classico del Teatro da ricordare “Sogno di una notte di mezz’estate” di William Shakespeare. Questo adattamento teatrale è fedele all’originale cambia solo l’ allestimento ,“E’ una locandiera che agisce tutta intorno ad un grande tavolo – spiega il regista nelle sue note – tavolo da gioco e tavolo da pranzo, così chiaro il che cosa avviene sopra e meno chiaro che cosa avviene sotto; una locandiera che è sicuramente la rappresentazione del Don Giovanni letterario ma al femminile, con i personaggi che appaiono e scompaiono tra una moltitudine di costumi del repertorio del teatro di Goldoni.”

 La sinossi non è stata cambiata, è la storia che ha come protagonista Mirandolina, interpretata da Mariangela Granelli che ne dà una rappresentazione naturalista ed eccelsa. Una commedia in tre atti che non sono segnalati da un cambio di scena o chiusura del sipario ma la lettura del testo di Goldoni. Lo spettacolo si svolge in un continuum temporale di un ‘ora e quaranta che da ritmo all’intero spettacolo, in cui la locandiera Mirandolina, insieme al cameriere Fabrizio, gestiscono una locanda nei pressi di Firenze. Mirandolina è un’affascinante donna che viene corteggiata da ogni cliente della Locanda, in particolar modo dal Marchese di Forlipopoli , un nobile decaduto, interpretato da Tindaro Granata, con spumeggiante ironia,. e dal conte d’Albafiorita, un mercante arricchito che ha comprato il titolo nobiliare grazie ai suoi commerci. I due personaggi rappresentano due delle classi sociali dell’alta società veneziana del tempo che Goldoni critica apertamente, tanto da costringerlo a trasferirsi a Parigi. Entrambi corteggiano Mirandolina senza esito ma senza disperare visto che la donna, furbescamente, non li rifiuta mai apertamente.

 La storia si arricchisce di un altro personaggio il Cavaliere di Ripafratta, interpretato  da Fabio Marchisio, burbero e misogino, refrattario alle donne e che ridicolizza i due pretendenti. Egli subirà il sottile corteggiamento di Mirandolina, un vero Don Giovanni in gonnella e alla fine cederà.

Tindaro Granata è il direttore artistico della compagnia Proxima Res che è con lui finanziatrice e protagonista di questo spettacolo è un grande interprete molto spesso anche in ruoli impegnati. Entrano in scena Dejanira e Ortensia, due attrici di commedia che si fingono gran dame e che gareggiano per le attenzioni del Marchese di Forlipopoli e del Conte di Albafiorita, interpretate da Caterina Carpio e Caterina Filograno, le due attrici interpretano  anche molteplici personaggi. Il cavaliere è ormai perso nel suo amore per Mirandolina, avviene improvvisamente uno scontro verbale con gli altri pretendenti. Il cameriere Fabrizio , così, geloso del Cavaliere difende Mirandolina e si sfiora la tragedia. Alla fine Mirandolina sposerà Fabrizio assecondando le ultime volontà del padre.

Colpisce l’affiatamento degli attori della compagnia Proxima Res che si divertono a immedesimarsi in personaggi diversi a dimostrare che di può interpretare un personaggio, se ben delineato come se fosse un vestito. In questo senso è geniale la scenografia di Margherita Baldoni, molto semplice, raffinata e stilizzata. E una commedia nel segno dell’eleganza anche per i costumi della stessa Margherita Baldoni che ci riportano indietro nel tempo nella Venezia Goldoniana. Questa commedia è quella che più ha goduto di un’immortale successo e che meglio rappresenta le caratteristiche del teatro goldoniano queste segnano una profonda rivoluzione nel teatro del tempo legato alla commedia dell’arte. I personaggi erano maschere con caratteristiche fisse, i nuovi protagonisti di Goldoni sono individui con le loro peculiarità. In questa commedia la principale protagonista è Mirandolina che è sia attrice che regista dell’azione scenica, tanto da abbattere il muro della “quarta parete” e rivolgersi direttamente al pubblico ,coinvolgendolo nei suoi stratagemmi e arte di seduzione. La locandiera si sdoppia infatti tra la premeditazione e l’azione delle battute in controscena. Tramite lei, Goldoni da un lato stabilisce un dialogo diretto con il pubblico e dall’altro sottolinea la virtù con cui Mirandolina ottiene il trionfo, l’intelligenza.

Afferma il regista Partendo dai Memoires Goldoniani in cui lo stesso Goldoni afferma di essere partito da bambino giocando con delle piccole poupettes a costruire i suoi testi e a pensare che non bastava più un canovaccio ma era necessario un testo, ho immaginato che gli attori potessero proprio interagire con questo mondo dell’infanzia di Goldoni e dialogare di volta in volta con delle piccole bambole che rappresentino in modo efficace i rapporti tra i personaggi e la straordinaria macchina teatrale che è la locandiera.”

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