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Intervista a Maria Rosaria Omaggio

Oggi abbiamo l’onore di intervistare Maria Rosaria Omaggio, un’icona del mondo dello spettacolo, grande attrice  di Cinema e Teatro, regista, scrittrice autrice di importanti spettacoli teatrali. Hai intrapreso la tua carriera nel mondo dello spettacolo a 16 anni destino o casualità?

Sicuramente è destino. A soli tre anni già “giocavo” a far l’attrice e dunque la passione è cresciuta con me. Comunque ho imparato presto a definire Maestro Caso le opportunità. La vita, specialmente nei momenti difficili, ci dà segnali. Dipende da noi accorgersi e seguirli.

Quale film ha segnato il tuo incipit come attrice cinematografica?

Ho debuttato girando contemporaneamente due film, “Squadra antiscippo” e “Roma a mano armata” e in entrambi c’era Tomas Milian. Oggi, visto che sono ormai considerati cult movies, film che tornano regolarmente in tv e che hanno segnato l’inizio di un genere fortunato, sembra essere stata una scelta strategica, ma in quel momento rappresentava un’incognita. Alla fine degli anni ’70 la produzione si divideva tra pellicole di impegno e commedie. Nessuno immaginava che gli action movies sarebbero poi diventati i modelli per serie televisive internazionali.

Il teatro sembra essere la tua passione principale, cosa provi quando vai in scena?

Una grande emozione, come quando si incontra un amore. Lo spettacolo può essere alla centesima replica ma sarà ogni volta unico, diverso. Nasce, come un antico rito, dal rapporto col pubblico di quella sera!

Sei l’interprete principale di Oriana Fallaci sia a Teatro che al Cinema con il film “Walesa, L’uomo della speranza” di Andrzej Wajda, premiata per la tua interpretazione anche con il premio Pasinetti alla Mostra del cinema di Venezia. Cosa ti ha spinto a interpretare Oriana Fallaci?

La incontrai alla terrazza Martini di Milano: era con la sorella, anche lei giornalista. Avrò avuto diciotto anni e rimasi colpita dal suo carisma. Da quel momento sono diventata una sua assidua lettrice. Anni dopo, nel 2003, avrei dovuto interpretare “La rabbia e l’orgoglio” in un festival per poter incidere anche l’audiolibro, poi per vari motivi non si fece. Quando è mancata ho dato voce a “Un cappello pieno di ciliegie”, suo romanzo pubblicato postumo, e da lì sono nate una serie di opportunità. La Fallaci va letta per conoscerla davvero ed è per questo che per rappresentarla in teatro ho scelto di farlo utilizzando solo le sue parole.

Lo spettacolo “Le parole di Oriana in concerto” è su RaiPlay e l’audiolibro è stato poi realizzato ed è scaricabile su audible.it

 Il covid 19 ha bloccato in Italia le rappresentazioni teatrali, hai progetti per il futuro, spettacoli imminenti?

Con grande fatica e determinazione si riparte. Significativo l’impegno di Ruggero Cappuccio, direttore artistico del NTFI-Napoli Teatro Festival Italia. Il teatro è indispensabile in un Paese civile. Flaiano diceva che “solo in teatro si ritrovano i simboli delle cose perdute di vista”. Il 5 luglio sarò in scena per il Napoli Teatro festival Italia con “Scarpe rosse”. Si tratta di un progetto di teatro civile sulla memoria storica del femminicidio. È uno spettacolo multimediale con danza, musica, video che ho scritto e interpreto. Con me Pino Quartullo e la compagnia di danza e musica Movin’beat. Ancora una grande emozione. Durante il lockdown, purtroppo, è stato uno dei pochi argomenti affrontati oltre i bollettini sul virus. È un dovere approfondire l’origine storica della violenza di genere e farlo con uno spettacolo può aiutarci meglio a capire. Prometto sorprese emozionanti. Vi aspetto a teatro e si riparte insieme.

Come diceva Madre Teresa: “Goccia a goccia si fa un oceano!”

 

 

foto dello spettacolo Scarpe rosse

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