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Io c’è (2018) – Intervista al regista Alessandro Aronadio

E nata una nuova

Io C'è di Alessandro Aronadio locandina

“Io c’è”, il nuovo film del regista palermitano Alessandro Aronadio. uscirà nelle sale giovedì 29 marzo

Alessandro Aronadio si è laureato in Psicologia all’università di Palermo con una tesi sul cinema di David Cronenberg. Nel 2001 è l’unico italiano vincitore della prestigiosa borsa di studioSergio Corbucci”, con una lettera di raccomandazione del regista premio Oscar Giuseppe Tornatore.  Grazie alla borsa di studio, si laurea in regia cinematografica alla Los Angeles Film School ad Hollywood. Nel 2010 esce la sua opera prima ” Due vite per caso“, liberamente tratto dal libro “Morte di un diciottennne perplesso” dello scrittore  Marco Bosonetto, che ne cura anche la sceneggiatura insieme al regista. Il film  parteciperà in concorso al Festival di Berlino ed otterà il premio  Nastro d’Argento come migliore attrice non protagonista per l’interpretazione di Isabella Ragonese.

Alessandro Aronadio

Nel 2016  partecipa alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, nella sezione “Biennale college” con un film indipendente dal titolo “Orecchie” girato in bianco e nero, e che diventa un caso unico in cui è  il pubblico a richiedere più repliche per via del passaparola.

Lo abbiamo intervistato in occasione dell’uscita del suo nuovo film “Io c’è”.

Alessandro Aronadio. Non potevi che fare un film su Dio!

Era già insito nel nome. Sicuramente mi spettava.

Ma è nata una nuova religione?

Beh si! Lo Ionismo è un culto un pò più a misura d’uomo, più comoda, senza i vecchi
comandamenti che comunque oramai danno quasi fastidio. Ti da dei suggerimenti tipo “Sarebbe meglio
se…“. E’ una religione che mette te al centro del tuo mondo, di cosenguenza non c’è più Dio
ma c’è l’io, con i tuoi istinti e i tuoi bisogni, senza che qualcuno ti debba dire come bisogna
o non bisogna comportarsi e dove ognuno di noi può provare ad aggiungere dei suggerimenti.

Da dove nasce questa idea?

Ma perché non inventarne una? Se ne sente il bisogno in questo momento di confusione di provare
a dare una nuova direzione. In realtà è nata da un esigenza che avevamo di scrivere un film sulla
religione e provare a fare una commedia irriverente. Così è nata la storia di Massimo Alberti,
interpretato da Edoardo Leo, che pur di non pagare le tasse si inventa qualsiasi cosa, arrivando
persino a convertire il suo B&B in luogo sacro.

E’ un film scritto però da atei. Quale è stato il vostro punto di vista?

Si, tutti atei ma con un enorme retaggio cattolico alle spalle poiché veniamo da famiglie profondamente
credenti. Abbiamo cercato di trovare il giusto equilibrio tra l’irriverenza ed il rispetto dei
temi affrontati. Abbiamo approfondito la storia delle varie fedi, sia quelle del passato che quelle più
contemporanee per capirne come sono nate e si sono diffuse, cercando di provare a mettere in
discussione il bisogno di credere dell’essere umano, che a me risulta essere atavico.

Essendovi cibati di nozioni che riguardavano vari culti, c’è mai stato un ripensamento, un allontanamento
dall’ateismo?

A volte in fase di scrittura è capitato di avere qualche tentennamento in alcune scene, pensando “Oddio,
con questa rischiamo veramente il linciaggio”. Abbiamo provato a spingerci un pò su alcuni argomenti quasi
intoccabili e provare a far ridere. Allo stesso tempo non credo che sia un film completamente ateo,
anzi forse tutto il contrario.

In fondo ci sono anche delle affinità col buddismo, che mette al centro l’uomo, la rivoluzione umana che parte
da Dio, o sbaglio?

Come si vede nel film, lo Ionismo è stato creato prendendo idee un po ovunque, come dice il personaggio
di Giuseppe Battiston, Marco,Vale Tutto“.

Alla fine potrebbe essere una salvezza, come nel caso del personaggio di Margherita Buy, che ha un evoluzione in positivo.

In fondo mettere se stessi al centro del proprio mondo può essere molto positivo, a volte anche pericoloso
per il delirio narcisista che stiamo vivendo nella nostra società in questo periodo storico. Se preso nella giusta direzione, come nel caso di Adriana, che ha un ruolo molto costretto e regolamentato, non sarebbe mai riuscita a trovare il coraggio di cambiare la propria vita

Sei passato da un film come “Orecchie“, dove c’è stata una sperimentazione stilistica, di regia, realizzato
in bianco e nero, alla commedia in senso classico, dove l’originalità c’è nel racconto che può generare
una grande discussione.

Questo è l’obbiettivo, di fare una commedia più ad ampio raggio, che punta a portare in sala il pubblico
con un argomento che non risulti banale e che faccia riflettere e che porti anche molte risate.

Di Elena Tenga e Cinzia Scaglione.

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About Elena Tenga (18 Articles)
Esperta di critica cinematografica ed ideatrice della rassegna Cinema d'Autrice
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