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Jerusalem Romeo Juliet la ricerca della Pace perduta.

Ha debuttato in prima nazionale al teatro Argentina di Roma con una “standing ovation” il 12 ottobre, l’intrepida rielaborazione del “Romeo e Giulietta” “JERUSALEM Romeo, Juliet” – una produzione Legge 180 Teatro in collaborazione con la Compagnia Giovani Sofia Amendolea – firmata dal regista Fabio Omodei, per la drammaturgia di Paolo Alessandri.

La storia è ambientata nel 2091 in un fantomatico futuro dove il susseguirsi di conflitti ha diviso completamente in due il pianeta, con Jerusalem al centro di questo nuovo mondo. Un nuovo medioevo culturale e sociale in cui due fazioni si contendono il potere, i Figli dell’Ovest ed i Figli di Oriente. Dopo l’Ultima Guerra – la XIX –  un governatore super partes ha imposto la Tregua e regola la relazione tra i due gruppi agguerriti tra loro. Un ‘futuro fantastico’ che, racconta sempre il regista Omodei: “..ci ha dato modo di entrare in profondità nel nostro oggi “

Un’ amore impossibile tra un cristiano, Romeo, e una musulmana, Juliet, come scrivevo innanzi liberamente tratto da “Romeo e Giulietta” di William Shakeaspere, una storia universale che narra del perenne conflitto dell’uomo con i suoi simili, “Da anni sognavo di raccontare quello che è forse il più esteso conflitto sociale e culturale dei nostri tempi…”- racconta il regista Omodei “un conflitto spesso fazioso e privo di lucidità, esattamente come quello, magistralmente universale, che avviene tra Montecchi e Capuleti (…) un conflitto che si basa prevalentemente su pregiudizi culturali, e poco su veri dati di fatto.”  Shakespeare era in grado di cogliere l’essenza della natura umana ed a rendere i temi trattati nelle sue opere universali.

La scenografia è essenziale e muta con il variare delle luci di Giovanni Modenesi. Si tratta di una parete di vestiti bianchi che ricopre tutto il fondale del palcoscenico forse metafora della purezza del candido amore di Romeo e Giulietta? O semplicemente rappresentante i panni stesi nelle vie della città? Qualunque sia la risposta è una scenografia geniale che nasconde varie soluzioni sceniche, una fra tutti è l’arco centrale buio dove i protagonisti scompaiono quando muoiono.

E’ una piecè quasi tutta al femminile infatti frate Lorenzo è rappresentato da una donna Cassandra, sacerdotessa dell’antico culto del Signore della Luce, e quasi tutti i personaggi sono donne. E’ donna , quindi, il messaggero di Pace, con Cassandra che si pone superpartes. Suggestivo è il suo ingresso in scena, rompe la quarta parete, il muro fittizio che separa spettatori e attori, entra sul palcoscenico dalla galleria del pubblico, in questo modo crea un legame fortissimo tra lei e lo spettatore, incorporandolo e portandolo in scena con lei, in fondo il pubblico è l’utente finale a cui far giungere il messaggio di Pace. Cassandra sottolinea l’ambizioso obiettivo di portare lo spettatore ad una riflessione specifica, che possa contribuire a veicolare un vero e proprio messaggio di pace che si radica tra le pieghe dei contraddittori conflitti culturali dei nostri giorni.

Stupende e perfette le interpretazioni di tutti gli attori sapientemente orchestrate da un incisivo lavoro di gruppo, grazie ad una troupe di professionisti altamente qualificati.

 

regia Fabio Omodei
drammaturgia Paolo Alessandri
costumi Monica Raponi
Scene Elisabetta Mancini

con Angela Ieracitano, Daniele Flamini, Fabio Omodei, Marta Iacopini, Ramona Genna, Flavia Martino, Vincenzo Paolicelli, Roberto Bonfantini, Lucrezia Coletti, Ilaria Arcangeli, Valentina Marturini, Beatrice Pellegrino, Raffaella Mancini.
luci Giovanni Modonesi

consulente Esterno Hebatallah Ramadan

immagini e video Elisabetta Mancini

organizzazione Monica Raponi
assistente alla regia Lodovico Zago
assistente alla Produzione Emma Aquino

ufficio stampa Chiara Crupi

produzione LEGGE 180 TEATRO Compagnia Giovani Sofia Amendolea (Theatre Company Sofia Amendolea)

 

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