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“LA BASTARDA DI ISTANBUL” @SALAUMBERTO di Roma

IN SCENA al Teatro “Sala Umberto” di Roma fino al 11 di NOVEMBRE 2018

Adattamento e Regia: Angelo Savelli
Con: Serra Yilmaz, Valentina Chico, Riccardo Naldini, Monica Bauco, Marcella Ermini, Fiorella Sciarretta, Diletta Oculisti, Elisa Vitiello
Videoscenografie: Giuseppe Ragazzini
Costumi: Serena Sarti
Luci: Alfredo Piras
Elementi scenici: Tuttascena
Produzione: PUPI E FRESEDDE/TEATRO DI RIFREDI

Questo spettacolo nasce dalle parole dell’omonimo Romanzo di Elif Şafak.

Da subito musica ritmica e passione rubano un applauso del pubblico all’aprirsi del sipario.

La cosa interessante che ci salta subito all’occhio e l’espediente tecnico per risolvere l’alternarsi degli ambienti che si susseguiranno durante tutto il viaggio della rappresentazione: una retro proiezione (tecnica ormai consolidata e di ottima qualità) occupa tutto il fondale della scena. Capiamo subito di trovarci davanti a qualcosa di particolare: qualcosa fatto di innovazione e tradizione insieme.

Questo ed altri video proiettori sistemati ad arte su pannelli che entrano ed escono lateralmente, più un baule, un tappeto, poche sedie, un divano e una tavola da pranzo poste su dei binari (anch’essi in entrata ed uscita), sono più che sufficienti a compensare ottimamente una qualsiasi elaborata scenografia tradizionale che si rispetti. In un momento successivo dello spettacolo le proiezioni si trasformano addirittura in un’animazione che entra in interazione con gli attori: un mezzo diverso ed affascinante di raccontare. Soffermarsi subito su questo forte carattere scenotecnico dello spettacolo è importantissimo, perché è quello che dirige, accompagna lo spettatore immediatamente in un’unica direzione: quella della narrazione “attiva”.

E’ così infatti che si presentano anche tutti i personaggi, ad uno ad uno. BANU (Serra Yilmaz) è una figura mistica che affonda i suoi piedi nella consapevolezza della tradizione, affascina per il suo aspetto saggio e sciamanico legato agli ingredienti della vita e alla sua traduzione nella cucina locale; CEVRIYE (Fiorella Sciarretta) è saggia, austera e rigorosa, dedita a fare le cose come si devono fare, con contegno, senza fronzoli o distrazioni; FERIDE (Monica Bauco, anche nel doppio ruolo di ROSE) è caustica e senza controllo, guidata dalla passione, dall’imprevisto, dall’illogicità del caso e dallo schiavismo dell’ipocondria; ZELIHA (Valentina Chico) è una donna sensuale e indipendente, senza vergogna della sua sessualità marcata in un paese (la Turchia) cosi proibitivo ed attaccato ancora a una visione fortemente maschilista; GÜLSÜM (Marcella Ermini) è madre/matriarca di 5 figli cresciuti praticamente da sola, convinta della sua vita e inattaccabile anche nei suoi errori, una roccaforte, padrona assoluta della casa e della cucina; MUSTAFA (Riccardo Naldini) unico maschio di 5 figli, coccolato dalla madre e dalle sorelle viene ricoperto di amuleti (perché tutti maschi della famiglia hanno sempre fatto una brutta fine in giovane età, quasi come in una maledizione) divenendo presto una persona asociale, viziata ed arrogante che migrerà dalla famiglia appena può, oltreoceano, dove poi inconsapevolmente si trasformerà in un nostalgico innamorato della sua terra natia. Arriveranno poi nel dipanarsi della storia anche i due giovani personaggi ASYA (Diletta Oculisti) e EMY/ARMANOUSH (Elisa Vitiello): l’una figlia di ZELIHA e padre ignoto (irriverente, appassionata di musica, contestatrice a prescindere, una testa calda cresciuta senza figura paterna in una famiglia di sole donne, una corda bassa spessa e vibrante sensibile a tal punto da tentare il suicidio a 17 anni), l’altra frutto di un precedente matrimonio tra la moglie americana di MUSTAFA, ROSE, e il suo precedente marito Armeno (una vampira della conoscenza, divoratrice di libri e storie del passato, insistentemente e instancabilmente curiosa del suo passato e delle sue radici, a tal punto da fuggire di nascosto ad Istanbul per riscoprirle ed assaporarle appieno).

Ognuno di loro si presenta a noi parlando di se in terza persona in un gioco di parole che ci conducono nella narrativa del romanzo. Come se noi fossimo li nel loro salotto a parlare dei nostri cari, meravigliosi familiari che non ci sono più: con lo stesso aplomb di chi ci racconta la storia della sua famiglia colorandola nella buona e nella cattiva sorte di Oro e Amarcord. Momenti di trama importanti, come la corsa forsennata verso una clinica medica per abortire o quello di una convivialità di una sala da pranzo piena di tutte le donne della famiglia, sono alternati da veri e propri dialoghi che passano in secondo piano, a servizio delle più importanti confessioni, rivelazioni, complicità, considerazioni rivolte intimamente al pubblico: trasformando così l’ “a parte” nel mezzo di comunicazione principale.

Gli attori sono calati perfettamente nei loro ruoli, anche in quelli più sopra le righe o grotteschi, ci riportano fedelmente le emozioni che ci comunica la lettura delle parole del romanzo. La Regia e soprattutto l’adattamento (entrambi di Angelo Savelli) di una storia cosi complessa e aggrovigliata, sono davvero ben fatti. Di luci (Alfredo Piras), video-scenografie (Giuseppe Ragazzini) e costumi (Serena Sarti) abbiamo già ampiamente parlato come seconda, importantissima colonna portante (coprotagonista appieno dello svolgimento) dello spettacolo.

E tutto funziona. Funziona a tal punto che veniamo catturati appieno dalle storie, una dopo l’altra, che si mescolano di generazione in generazione in un calderone di emozioni dove gli ingredienti sono i personaggi, la scena, gli attori ma anche noi spettatori. E ognuno ha il suo colore, la sua essenza, il suo sapore. Vedere questo spettacolo ha la stessa consistenza di sedersi al tavolo di un ottimo ristorante, ordinare la propria pietanza preferita e conversare amabilmente della vita. Una vita fatta di generazioni che si dividono nel caos e si riunisco nel caso, di scontri e amalgama tra antico e moderno, tradizionalità e ironica irriverenza: una vita saporita. Un pasto consumato in maniera concentrata e che ci da il tempo di assaporare appieno questa “Aşure” letteraria e teatrale.

Esiste addirittura un finale a sorpresa… ma perché rivelarlo e rovinarsi un gustosissimo dessert?

PAOLO RICCI

 

 

About Paolo Ricci (30 Articles)
Paolo Ricci, nato a Pistoia nel 1972, è un attore e caratterista Italiano; la sua carriera nel mondo dello spettacolo inizia nel 1986 frequentando televisioni, teatri e set. Nel 1998 Paolo Ricci si Diploma come Attore di Prosa alla Scuola di Teatro di Bologna “Alessandra Galante Garrone” e dal 1999 si trasferisce a Roma. Esordisce agli inizi degli anni duemila interpretando ruoli da protagonista e coprotagonista, primario e comprimario nel cinema (major e indipendente), in televisione (anche come presentatore), nel teatro di prosa e per il teatro per ragazzi. Grazie all'intensa carriera cinematografica, partecipa attivamente al cinema indipendente con lungometraggi, cortometraggi e videoclip musicali; impegnandosi anche in pubblicità, documentari, doppiaggio, radio e speakeraggi. E’ attivo anche nella promozione, direzione artistico/organizzativa di eventi, compagnie teatrali, gruppi di lavoro e laboratori con le sue organizzazioni e piattaforme multimediali (Progetto TANGRAM) che offrono una vetrina di visibilità in tutti i campi dello spettacolo sia a figure emergenti come di confermata notorietà; infine l’attore si dedica anche all'insegnamento della recitazione e dell’improvvisazione. http://www.riccipaolo.it/ - https://progettotangram.wordpress.com/

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