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La durata dell’inverno intervista

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Oggi parliamo dei nuovi spazi teatrali che sono attivi a Roma e dove vengono messi in scena dei bellissimi spettacoli, la casa, l’abitazione è diventato un nuovo spazio teatrale ricco di sfumature è di idee. Un nuovo luogo dove l’aggregazione, lo scambio, l’aspetto ludico la fanno da padrone. La durata dell’Inverno è uno degli spettacoli che sono stati protagonisti di questo nuovo spazio. Ci troviamo catapultati da un gran salone gremito di spettatori in una stanzetta in periferia dove le luci a neon dei negozi sembra neve. Andrea è una rumena appena trasferitesi dalla Romania che va a vivere con Tea. Dividono millimetri di una camera, Tea è scontrosa indurita e sfiduciata dalla vita, scaccia Tea in un angolo della stanza. Anda è pura, Tea è sfiduciata.

Come avete scelto il titolo?

Abbiamo agito di pancia, c’è sembrato il titolo più giusto per raccontare una storia che nasce durante un inverno, un inverno particolarmente freddo, di quelli che non finiscono mai, in una non precisata città del nord Italia, ambientata in un quartiere di periferia pieno di piccoli negozi con luci al neon, popolato di nebbia ed eccentrici vecchi signori. Durante questo inverno avviene la nascita di questa amicizia che coinvolge le nostre protagoniste, che lentamente trovano modo per sopravvivere al freddo che sale dalle ossa. Un ‘inverno che  infondo  si rivela troppo lungo per essere affrontato da sole.

 Ci siamo chieste, scrivendo questa storia, come si forma quell’istante tra gli esseri umani in cui l’indifferenza reciproca si tramuta in empatia.

Alcune prostitute descrivono il loro lavoro come una “camera di compensazione” dove chiudono la testa per il tempo della prestazione, per essere fuori da sé. Noi abbiamo cercato di raccontare cosa succede dentro e fuori da questa camera di compensazione. L’inverno che raccontiamo è quello che internamente invade le anime delle due donne, che vivono dentro quella piccola stanza come in un palla di neve, una bolla atemporale in cui aleggiano leggeri come fiocchi di neve ricordi e speranze, fantasmi e superstizioni, preghiere e bestemmie.

Chi ha scritto la storia?

La durata di un inverno ha vinto il premio DONNE E TEATRO 2016 per la drammaturgia.

Si tratta di una drammaturgia colletiva, firmata dalla penna di Giulia Lombezzi, che con estrema acutezza, ironia, profondità è riuscita a dar vita ad un testo che è stato creato attraverso  varie fasi di studio (tutto ciò che raccontiamo è vero), documentazione e  soprattutto improvvisazioni.

La nostra compagnia lavora adottando il sistema del working in progress, ci piace prenderci tempo nel quale studiare, creare i personaggi attraverso esercizi di improvvisazione, documentarci per arrivare a creare un testo dove i caratteri nascono da ciò che gli attori mettono sul palco.

Perché avete scelto la storia di due prostitute?

La compagnia  Focus_2 nasce dalla volontà di affrontare lo studio della femminilità nel contemporaneo, le dinamiche di potere tra donne e il concetto di eredità, come imprescindibile bagaglio che ogni relazione lascia dentro un individuo.

Per anni ci siamo occupate della tematica della “tratta delle bianche “  e della prostituzione in generale, per andare ad indagare i delicati e fragili equilibri, conflitti e desideri che aleggiano in quelle purtroppo tante donne vittime di questo fenomeno.

La durata di un inverno è il nostro secondo spettacolo che tratta di questa tematica e che è venuto successivamente al nostro secondo lavoro La collezione, un corto teatrale nato nel 2015 e che si è aggiudicato il premio come miglior interpretazione presso il Festival CORTI del teatro dell’Angelo e a Inventaria presso il teatro dell’Orologio.

Attualmente stiamo invece lavorando sul femminismo e allargando il cast a 4 attrici abbiamo creato nel 2018 Apparatus matri  liberamente tratto da “La Casa di Bernarda Alba  di Garcia Lorca, che ha debuttato come Anteprima Nazionale presso la Rassegna “Storie al femminile “ a Corte de Miracoli , Maglie (LE) , e che è stato ospitat presso l’Asilo Filangeri di Napoli (novembre 2018) e presso la Cavallerizza di Torino (febbraio 2019).

Gli aspetti che abbiamo riconosciuto come spunti di ricerca importanti sono il ribaltamento di genere, per cui all’interno di una micro società autoritaristica di donne l’oggetto del contendere  è l’uomo; la tematica della costrizione; l’uso della vista in senso letterale e simbolico come unico mezzo di percezione della realtà.

Andrea e Tea sono dei personaggi opposti che solidarizzano, me ne volete parlare?

Sono due personaggi totalmente opposti, che amiamo profondamente, forse perché non solo contengono gran parte di noi ma anche perché dopo cosi tanti anni di lavoro di studio, di creazione, dopo tante turneè, entriamo completamente in empatia con loro e ad ogni replica riviviamo le loro gioie e i loro dolori come se fosse la prima volta.  E poi come si fa a non amare  Tea, una burbera che borbotta, parla da sola, apparentemente fredda e distaccata, cinica e a tratti cattiva ma  che in fondo  ha un grande cuore e tanta umanità ed Andrea, una giovane ragazza straniera, spaesata, dolce, materna , solare e che  ha una forza e un coraggio incredibile.

La durata dell’Inverno ha ricevuto tantissimi premi e girato tanti teatri, quali sono stati?

La durata di un inverno debutta ad aprile in Puglia, presso la Corte de Miracoli a Maglie, e vince il PREMIO DELLA GIURIA al Concorso PILLOLE presso il Teatro Studio Uno di Roma.

Lo spettacolo debutta a Roma nel novembre 2016 presso il Teatro Studio Uno e sempre nel novembre 2016 vince il PREMIO DRAMMATURGICO  “Donne e Teatro 2016”  e viene presentato a Torino presso il Festival HERE X a maggio e a Milano, presso il Festival MILANO OFF FIL dall’11 al 18 giugno 2017. Viene candidato e selezionato durante il festival per il FESTIVAL PALCO OFF DI CATANIA (25/29 gennaio 2018), Napoli presso la sala Ichos e  Roma presso Carrozzie| n.o.t ., vince il premio KM 0 CITTA VISUALE di Roma nell’ottobre 2018 e da poco rientra dal tour in Sardegna dove siamo arrivate quasi alla 40esima replica e  dove abbiamo ricevuto i più sinceri complimenti da parte dei ragazzi dei licei di Sassari ed Alghero  che sono rimasti senza fiatare per tutta la durata dello spettacolo, entrando e vivendo  nella nostra stanza.

Il prossimo anno lavorermo per portare questo progetto presso le scuole di Roma, perche ci siamo rese conto che è importante raccontare ai ragazzi non solo la delicata tematica legata alla tratta delle bianche quanto alla necessità di stabilire un legame tra gli esseri umani. Infondo lo diciamo sempre questa è la storia di un amicizia.

Recitare in una casa che differenza ha avuto con la recitazione in Teatro? Che emozioni avete provato?

Recitare in casa è una sfida apparentemente impegnativa, visto che dal punto di vista tecnico hai pochi supporti, la concentrazione deve essere altissima perché quello che ti separa dallo spettatore sono pochi centimetri, ma l’emozione e l’empatia che si crea è veramente forte, perché  per ottanta minuti vedi che le persone entrando davvero nel tuo mondo, sono davvero li con te nella stanza e gioiscono e piangono per ciò che il tuo personaggio sta vivendo. E’ un’esperienza davvero unica ed  emozionante per un attore.

La vostra compagnia teatrale si chiama focus­_2 formata da voi due da dove nasce quest’incontro?

Focus_2 nasce nel 2014, dall’incontro di tra due attrici, all’interno della compagnia teatrale PROGETTO JDPL : Eleonora Gusmano e Ania  Rizzi Bogdan, l’una torinese trapiantata a Roma e l’altra metà russa metà ucraina, italiana d’adozione e si consolida sotto la guida di importanti maestri e actor coach  come Danny Lemmo e Michael Margotta.

 In questi cinque anni di lavoro e amicizia,  abbiamo vissuto tante avventure, siamo cresciute molto, abbiamo riso, pianto,  lavorato sodo, litigato per poi fare la pace, abbiamo avuto buone e cattive conoscenze, ci siamo sfiduciate, incoraggiate, abbiamo prodotto e autoprodotto, viaggiato con tanto di scenografia a seguito in pullman notturni per partecipare a vari festival, coinvolto le nostre famiglie, fidanzati ed amici a sostenerci emotivamente e a volte fisicamente, siamo cresciute ancora e ancora  e diventate sempre più autonome, siamo diventate registe,  drammaturg , tecnico luci, costumiste, scenografe, grafic designer, produttrici, pr e siamo fiere di dove siamo arrivate con le nostre forze.

A volte ci dicono che sembriamo due caterpillar, a volte ci definiscono  come pazze, noi semplicemente facciamo qualcosa a cui non potremmo mai rinunciare, che fa parte di noi e senza il quale saremmo davvero infelici: il teatro .

di Cinzia Salluzzo Rovituso

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