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Lillo Minniti presenta “Lost in space” -intervista

Ospite del nostro magazine oggi è un architetto, pittore, scultore e pure musicista.
Cerchiamo di conoscerlo un po’.

Chi è il vero Lillo Minniti di questi quattro artisti? (Pittore, scultore, architetto e musicista)

Tutti e quattro! In realtà, a fasi alterne sono sempre stato l’uno o l’altro…e anche attore teatrale!

La sua linea musicale mi sembra molto ampia, “spazia” (per restare in tema).
Come riesce a confluire generi musicali diversi in diverse lingue nello stesso album?

Scrivo di getto, e la musica è sempre conseguenza del testo o dello stato d’animo, che a volte comunico al mio fedele arrangiatore Salvo Adorno anche per mezzo di semplici appunti vocali…quasi dei mugugni che lui traduce in musica, in una simbiosi perfetta.

 

Come e quando nasce “LOST IN SPACE?”

“Lost in space”nasce da una lunga serie di appunti, sogni, ripensamenti, amori, passioni, per la fantascienza, per il sociale, per gli animali, nasce qualche anno fa e, dopo lunga gestazione viene alla luce pienamente solo relativamente da poco

 

Mi ha molto colpito il brano Muhammad per la drammaticità del tema, scritto ed interpretato con vera empatia.
Qual’è il suo pensiero riguardo questo argomento, visto da un siciliano, quindi più vicino geograficamente a questi innumerevoli  sbarchi, dei quali proprio in questi giorni abbiamo appreso notizie di tragici epiloghi?

E’ lacerante vedere e sentire quello che accade a pochi chilometri di distanza. Noi siciliani siamo investiti da queste ondate di disperazione, di dolore, dalla sofferenza di queste persone che hanno lo stesso nostro diritto alla vita, ma che viene calpestato da regimi dittatoriali, da carestie, dalla povertà. Ho avuto modo di conoscere ragazzi e ragazze che hanno vissuto in prima persona questa tragedia e il dolore è impresso nei loro volti in maniera indelebile. Non si può, e non si deve rimanere indifferenti davanti a tutto questo.

 

La dolcissima “You” tocca il cuore. Esprime un tipo di sofferenza della quale non siamo abituati a sentire, quella di un padre verso la propria figlia.
Un grido di dolore, o un richiamo ad un problema che oggigiorno affligge sempre di più il popolo dei padri?

You è assolutamente autobiografica, ho vissuto anni terribili da cui sono per fortuna uscito…ma credo sia un male comune a molti genitori separati…

C’è un filo conduttore che unisce i brani del suo album?

Più che altro lo considero una serie di “appunti di viaggio” a volte ballad, a volte etnici, a volte fantasy….con una puntatina al medioevo reso in chiave metal…un gioco molto divertente .

La musica è davvero caduta in una crisi spaventosamente grande senza precedenti, specialmente per l’Italia.
Tutti cercano di orientarsi verso il mercato anglosassone.
Crede che la soluzione potrebbe essere quella di gettarsi sul mercato globale, o meglio persistere ed insistere rivalutando la nostra musica italiana?

Purtroppo si…il panorama musicale – e non solo italiano- non produce quasi nulla di buono da molto tempo…solo paccottiglia dozzinale adatta a far ballare, ma nulla da ascoltare col cuore e con la mente.
Non saprei dire cosa ne pensano gli altri artisti, io ho cercato di produrre qualcosa che potesse funzionare dappertutto, infatti nel mio disco c’è l’inglese, con il quale mi esprimo al meglio, ma anche lo spagnolo, l’italano, il latino antico e….il D’ni, una lingua inventata per I videogiochi della serie Myst e Uru!

Cosa rappresenta per lei la musica, a differenza dell’architettura, della pittura e della scultura?

E’ tutta la mia vita. Il mio più alto mezzo di espressione. La musica accompagna tutta la mia vita, la Colonna Sonora della mia esistenza.

Quali sono le sue aspettative musicali, progetti e sogni da musicista?

Sto preparando un nuovo disco, più spirituale, ma sempre eterogeneo, ci saranno ballad, esperimenti elettronici, oriente e… ninnenanne!

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