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Quando la musica colta va in periferia

 

Concerto a Pietralata del gruppo strumentale Gli Arcadi

Benché a volte in Italia gli appassionati di musica classica lamentino, non completamente a torto, un panorama musicale nostrano non all’altezza dello zelo e del fervore che invece muovono, in altre zone d’Europa le numerose iniziative culturali, concertistiche e formative sia di istituzioni blasonate che di realtà di entità più contenuta (associazioni concertistiche provinciali, formazioni corali amatoriali, ecc.), possiamo però convenire sul fatto che a Roma i concerti di musica classica nelle chiese non sono certo (e per fortuna) una rarità. Molto spesso la musica va a braccetto con cornici che, se non suonerebbe un po’ blasfemo verso quelli che sono luoghi di culto aperti a tutti, definiremmo “esclusive”. Ed infatti l’orchestra da camera “Gli Arcadi” di solito si esibisce in simili palcoscenici, vale a dire in rinomate e pregevoli chiese del centro della capitale, veri e propri gioielli artistici. Per i talentuosi musicisti degli Arcadi, però, in primis i gioielli sono quelli musicali. Ma non sono monili da tenere chiusi in teca, bensì da esporre e far vedere (sentire) a quante più persone possibile.

Ecco perché un siffatto gruppo decide di tenere un concerto in periferia, in un sito non illustre ma ordinario, come ordinaria può essere la vita di tutti i giorni. La scelta è ricaduta sulla Chiesa di San Michele Arcangelo a Pietralata, dove sabato 20 gennaio gli Arcadi si sono esibiti proponendo, sotto la sicura guida del direttore Massimo Munari musiche di Darr, Pachelbel, Vivaldi, Caccini, Paradisi ed Haendel.

Gli Arcadi si rifanno idealmente alla celebre Accademia dell’Arcadia fondata a Roma nel lontano 1690. Date le premesse, è lecito attendersi dai nostri Arcadi una predilezione per un determinato repertorio e, difatti, esso è prevalentemente basato sulla musica da camera del Seicento ed della prima metà del Settecento. Ciononostante gli Arcadi non disdegnano incursioni in età ben più recenti, passando per Verdi sino a contemporanei recenti e recentissimi come Bruno Maderna e Marco Giannoni. Non soltanto: a volte gli Arcadi optano per trascrizioni di musiche concepite per altro organico, o addirittura per strumento solista, come nel caso della celebre Toccata di Paradisi, proposta in una versione per cembalo ed orchestra da camera, arrangiamento dello stesso Munari.

“L’idea di avvalersi di trascrizioni, in alcuni casi, ci permette di presentare certi brani in forma più accattivante ad un pubblico non avvezzo alla musica colta. Esibirsi in frequentate chiese-museo del centro di Roma costituisce per ogni musicista se non una garanzia di successo di pubblico, per lo meno una seria ipoteca sul buon esito. Organizzare un concerto in una chiesa di periferia è, invece, una scommessa”, ci ha confidato dopo il concerto il violinista Antonello Bucca. “La nostra speranza è che queste iniziative permettano, a chi per ragioni sociali spesso non ne ha la possibilità, di fruire della buona musica, o che facciano nascere un interesse in chi prima non lo nutriva”. E con interesse è stato seguito, il concerto, dal pubblico convenuto per l’occasione. Ogni strumentista era contemporaneamente immerso nella sua parte e perfettamente collegato agli altri elementi. Una menzione particolare vogliamo dare al maestro Giovanni Caruso: pianista che in genere si cimenta con i virtuosistici fragori del repertorio romantico, indossa però per gli Arcadi, con grande spirito di gruppo, le vesti, più sommesse, di continuista; abbiamo avuto, comunque, diversi modi di apprezzare la sua verve, come ad esempio negli abbellimenti estemporanei aggiunti alla Sarabanda di Haendel; il brano è stato proposto in una versione, di Riccardo Santoboni, per clavicembalo solista accompagnato dagli altri strumenti ed ha sancito la fine del concerto. Le iniziative di diffusione della musica classica da parte dei valenti Arcadi, però, non finiranno qui. Ne siamo certi.

di Marco Parigi

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