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Tito e gli Alieni. Intervista alla regista Paola Randi

Rimane qualche traccia di noi nell'universo dopo la morte?

Tito e gli Alieni di Paola Randi Locandina

Ho incontrato la regista Paola Randi , la regista di Tito e gli alieni, secondo opera filmica dela regista milanese, che finalmente approda nelle sale dopo aver partecipato al Torino Film Festival e al BiF&st di Bari. Il film parla di un professore (Valerio Mastandrea ) che si trova nel deserto del Nevada, che cerca di studiare i suoni dell’universo, andando in cerca di un contatto con la moglie, che in realtà è morta. Ad un certo punto, viene a sapere della morte del fratello, che gli lascia in eredità i suoi due figli, Tito (Luca Esposito) e Anita (Chiara Stella Riccio), che lo risveglieranno da un senso di alienazione in cui lui era piombato.

Paola Randi , la regista

L’inizio del tuo film è molto particolare, vediamo lo schermo mutare formato in continuazione.

Lo schermo si apre in 16:9, per poi diventare 4:3,  ed infine ho usato il formato 2:35. Questo  perchè il viaggio parte dall’universo, per passare attraverso la via lattea, fino ad arrivare sulla terra, per poi cominciare a seguire, come se fossimo dei cosmonauti, un  camioncino, che scorre sulla Extraterrestre Highway, che corre per portare la grande notizia al professore, che si trova nel mezzo del deserto.

Alla fine, per me, siamo noi gli alieni che stanno andando a visitare il pianeta terra, che è il posto dove lui vive. In tutta la prima parte del film privilegio il rapporto cielo-terra, piuttosto che quello panoramico. Poi quando finalmente il professore decide di aprirsi, altrettanto si apre il formato del film sullo schermo. La ragione per cui si ribalta l’immagine è anche un po una dichiarazione, come per dire “io vi sto accompagnando dentro un universo, e voi abbandonate ogni tipo di preconcetto o di aspettativa, perché vi porto in un mondo fantastico”. E’ una richiesta che faccio allo spettatore.

Mi sono piaciuti dei movimenti di macchina, che ricordano “2001 odissea nello spazio” di Stanley Kubick, dove fai roteare l’immagine, come se loro fossero all’interno dello spazio.

In realtà i protagonisti sono come persi in un pianeta, che è quello in cui ci si ritrova quando si perde qualcuno. Loro stanno lì, accampati. Volevo dare la sensazione di questa famigliola di napoletani, persa nello spazio.

Come hai effettuato a livello tecnico alcune delle riprese?

Ci sono diversi ribaltamenti. C’è ne stato uno in particolare che è stato molto complesso. La scena in cui ho ripreso la bolla dove dormivano i bambini dall’alto. È stato girato in Armeria, in Spagna. Quel giorno c’era una tempesta, pioveva moltissimo con forte raffiche di vento. Per fare quella ripresa dall’alto, avevamo a disposizione un Charlie Picker, una scala che si usa per aggiustare i lampioni, che sale fino a 40 m.

Solo per fare la preparazione, in modo che la macchina non si bagnasse molto, abbiamo impiegato mezz’ora. Finalmente la gru si alza, ed io mi accorgo che l’operatore aveva sbagliato lente. Per fortuna Luigi Nigrotti se ne accorge, allora tiralo giù e rifai tutta la trafila. Finalmente inziamo a fare i movimenti di macchina, e all’improvviso si spegne tutto, riusciamo a riportarlo a terra. Per fortuna il materiale alla fine siamo riusciti a portarlo a casa.

Il tuo primo corto di fantascenza fu U.F.O.

Quel corto lo feci per entrare alla Talent Campus, durante la Berlinare, è funzionò allo scopo.  Durava un minuto. All’epoca, si diceva che il pianeta Marte era molto più vicino alla terra, e tutti ci siamo chiesti se c’era la possibilità di incontrare degli alieni. Ho immaginato “pensa se gli alieni fossero degli scarafaggi?”.

Allora, scrissi  questo personaggio, interpretato da Margherita Di Rauso, attrice straordinaria, che una notte incontra degli alieni in mezzo al bosco. Ma siccome a lei fanno schifo gli scarafaggi, di istinto li spiaccica. Redendosi  conto di aver ammazzato degli alieni, da brava italiana, li fa sparire dietro un cespuglio e scappa via. In realtà, in una delle versioni, po la macchina decolla, proprio per far capire che alieni siamo tutti.

Hai fatto anche un omaggio ad Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo di Spielberg.

Con grande umiltà e con grande amore. Ci sono dei capisaldi  del cinema fantascentifico che mi hanno ispirata, tra cui “Ritorno al futuro” ed “E.T.”, ma anche Tarkovskij con “Stalker” e “Solaris”.

Kubrick va studiato. Secondo me andrebbe visto ad intervalli regolari, andrebbe prescritto proprio da un medico. Io mi sono letta tutte le interviste che aveva fatto sugli extraterresti. Per non parlare di Carl Sagan, che fu l’iniziatore del progetto SETI (SEARCH EXTRA TERRESTER INTELLIGENCE), che andò avanti fino a quando ci fu il presidente Obama.

Ti sei divertita a fare la voce di Linda?

Linda è un personaggio che è nato come drone. Abbiamo utilizzato la mia voce per tutta la lavorazione del film. Durante la fase di montaggio, ho chiesto ai produttori di trovare un attrice per doppiarmi, e loro mi dissero di no, che doveva rimanere la mia. Non fidandomi di me, non essendo del mestiere, provai con una professionista, ma la voce risultava troppo perfetta. E quindi, siccome era una macchina bizzarra, si sposava meglio con l’imperfezione della mia voce, e gli dava un senso.

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About Elena Tenga (18 Articles)
Esperta di critica cinematografica ed ideatrice della rassegna Cinema d'Autrice
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